
Esaurita la prima ondata di regali natalizi e in attesa della Befana, molti di voi si ritrovano davanti all’ultimo rito dell’anno: la strenna di fine anno. C’è chi sceglie la classica busta, chi punta su un cesto gastronomico, chi regala un libro. Ma la strenna può essere anche un gesto diverso: una donazione mirata, capace di sostenere bisogni reali e di attivare, quando prevista dalla legge, un beneficio fiscale legittimo.
L’idea non è “donare per pagare meno tasse”. La prospettiva è un’altra: trasformare un gesto spesso automatico in un intervento consapevole, tracciabile e trasparente. In altre parole, ridurre sprechi e rendere più efficace l’aiuto, indirizzando risorse verso realtà solide.
Quali agevolazioni esistono, in linea generale?
Per le erogazioni liberali a favore degli Enti del Terzo Settore, l’ordinamento prevede, a seconda dei casi, una detrazione Irpef del 30% entro il limite di 30.000 euro annui; la percentuale sale al 35% se la donazione è destinata a un’Organizzazione di volontariato (ODV). In alternativa alla detrazione, è possibile la deduzione entro il 10% del reddito complessivo. Per chi desidera sostenere cultura e patrimonio pubblico, l’Art Bonus riconosce un credito d’imposta del 65% sulle erogazioni in denaro a favore di interventi su beni culturali pubblici e attività dello spettacolo.
La prima tutela non è fiscale: è informativa.
Donare “bene” significa scegliere soggetti identificabili, con dati chiari e canali ufficiali, evitando richieste opache e pressioni emotive. Uno strumento utile, e spesso poco utilizzato, è il RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore): una verifica richiede pochi minuti e aiuta a capire se l’ente è iscritto e quindi soggetto a obblighi di trasparenza e rendicontazione.
La regola d’oro: tracciabilità.
Per proteggervi dalle frodi e per non perdere eventuali agevolazioni, è essenziale usare strumenti che lasciano traccia: bonifico, carta, assegno. Conservate la ricevuta e verificate che contenga i dati dell’ente, l’importo, la data e una causale coerente. Il contante, oltre a essere più rischioso, spesso non consente di fruire dei benefici previsti.
Attenzione alle “donazioni con contropartita”.
Se in cambio ricevete un bene o un servizio (un calendario, un panettone, un ingresso), non sempre si tratta di una donazione “pura”: il trattamento può cambiare e occorre maggiore prudenza nella documentazione.
E per imprese e professionisti? C’è anche la strenna in natura.
Donare beni invenduti o attrezzature dismesse (pc e telefoni aziendali, arredi, materiali) può trasformare uno spreco in utilità sociale. Serve però rispettare regole di corretta valorizzazione e documentazione, per evitare contestazioni e per mantenere la trasparenza dell’operazione.
A fine anno, la generosità può diventare un investimento civile: nel prossimo, nelle realtà virtuose e, in definitiva, nella fiducia. Scegliete l’ente con attenzione, verificate sul RUNTS, donate in modo tracciabile e conservate i documenti: così la strenna smette di essere un rito e diventa un gesto che lascia il segno.

