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I social network sono diventati vere “piazze digitali”: luoghi in cui si condividono foto, video, opinioni e frammenti di vita. Per i ragazzi rappresentano un’opportunità di relazione e apprendimento, ma la stessa immediatezza con cui si pubblica aumenta l’esposizione a rischi concreti: uso improprio dei dati personali, furti d’identità, molestie, diffusione non autorizzata di contenuti e danni reputazionali. Un post inserito con leggerezza può essere copiato, salvato e rilanciato, restando online più a lungo di quanto si immagini.

Età, consenso e trasparenza: le regole che contano
Nel quadro europeo, per i servizi online diretti ai minori il trattamento dei dati è collegato al consenso: la soglia di riferimento è 16 anni, con la possibilità per gli Stati membri di ridurla fino a 13 anni. In Italia, il riferimento operativo è 14 anni. Al di sotto di tale età, è richiesta l’autorizzazione di chi esercita la responsabilità genitoriale. Accanto al dato anagrafico, è decisivo che informative e termini siano realmente comprensibili: senza chiarezza, la scelta non è mai pienamente informata.

Perché i rischi non sono “solo” digitali
Cyberbullismo, sexting, grooming, challenge e sharenting sono fenomeni diversi, ma hanno un denominatore comune: sfruttano la rapidità della rete e la vulnerabilità di chi non valuta la permanenza dei contenuti e la loro replicabilità. Il sexting può trasformarsi in diffusione non consensuale anche quando i messaggi sembrano temporanei, perché screenshot e salvataggi sono sempre possibili. Il grooming si basa su tecniche di manipolazione per ottenere fiducia e spingere verso richieste sempre più invasive. Le challenge, infine, possono incentivare comportamenti pericolosi “per stare nel gruppo”, mentre lo sharenting rischia di costruire un’identità digitale dei figli senza il loro controllo.

Cosa fare quando circolano contenuti offensivi
Nei casi di cyberbullismo o di diffusione di contenuti lesivi, la rapidità è decisiva. Agite in modo documentato: salvate prove (screenshot, link, date, eventuali messaggi) e segnalate immediatamente il contenuto al gestore della piattaforma chiedendone rimozione, oscuramento o blocco. La legge 71/2017 prevede una procedura specifica per richiedere la rimozione di contenuti riconducibili al cyberbullismo: l’obiettivo è interrompere la circolazione del materiale prima che diventi incontrollabile.

Buone pratiche quotidiane per famiglie e ragazzi
Per i ragazzi: profilo privato, impostazioni di privacy riviste periodicamente, geolocalizzazione disattivata quando non serve, e una regola semplice prima di pubblicare: “Va bene anche tra qualche anno?”. Per i genitori: affiancate educazione digitale ed educazione quotidiana, parlate e navigate insieme, e create un clima in cui i ragazzi possano chiedere aiuto senza paura di essere giudicati. Un promemoria utile: molte piattaforme non sono davvero “gratuite”; spesso si paga con i propri dati, che alimentano profilazioni e pubblicità.

La tutela digitale non significa rinunciare alla tecnologia, ma usarla con metodo e responsabilità. Proteggere oggi dati e reputazione vuol dire garantire ai nostri ragazzi più libertà e sicurezza domani.



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