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Lo scorso 22 dicembre l’assemblea dei soci chiamata a ricapitalizzare Carige su richiesta della BCE non ha approvato l’aumento di capitale per 400 milioni di euro, presupposto del piano di ristrutturazione ideato dall’Amministratore Delegato Fabio Innocenzi e dal Presidente Pietro Modiano.

Sono seguite le dimissioni della maggioranza dei consiglieri di amministrazione, la decadenza del Cda e l’intervento della BCE, che per la prima volta è entrata direttamente nella gestione di un istituto di credito.

Proprio la BCE, infatti, il 2 gennaio ha disposto l’amministrazione straordinaria di Banca Carige nominando tre Commissari (Fabio Innocenzi e Pietro Modiano, cui si aggiunge Raffaele Lener) con il compito di mettere in sicurezza la banca, rafforzandone il patrimonio o trovando possibili acquirenti.

Nello stesso giorno la Consob ha deliberato la sospensione dei titoli emessi o garantiti da Carige “fino alla vigenza” dell’amministrazione straordinaria o al ripristino di “un completo quadro informativo” anche “in esito alle ulteriori eventuali iniziative” che assumerà la BCE, in quanto “i ridotti obblighi informativi al pubblico conseguenti al regime di amministrazione straordinaria non garantiscono la trasparenza, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori”.

Solo ieri, 7 gennaio, il Governo ha approvato il Decreto-legge che introduce misure urgenti su Banca Carige S.p.a. – Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, a tutela della clientela e dei risparmiatori.

Le tappe appena descritte rievocano le vicende percorse due anni fa per Popolare di Vicenza e Veneto Banca, e il timore è che a pagare lo scotto di gestioni malsane e poco avvedute saranno, ancora una volta, gli ignari risparmiatori.



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