Si è conclusa felicemente la paradossale vicenda che aveva riguardato una società della provincia di Bari, che aveva negoziato un assegno per €7.000 privo della clausola di non trasferibilità, e a cui era stata di conseguenza irrogata una sanzione di ben €6.000, pari praticamente all’ importo dell’assegno.

L’ingiusto provvedimento è stato immediatamente impugnato davanti alla competente ragioneria territoriale dello Stato e, a seguito del provvedimento, la sanzione che si ripete originariamente irrogata ai €6.000, è stata ridotta soltanto a €700. La questione trae origine dal divieto di emettere assegni privi della clausola di non trasferibilità per un importo superiore a €3.000. Nel caso in questione, la società era stata tratta in inganno essendo stato utilizzato un vecchissimo carnet di assegni su cui invece il limite riportato era quello precedentemente in vigore di €12.500.

Chiarita la buona fede e l’assoluta estraneità ad ogni tentativo di aggirare a legge, la sanzione è stata applicata nella somma minima.

Invitiamo le tante aziende che stanno ricevendo in questi mesi verbali di contestazione, a non fermarsi di fronte alla sanzione irrogata ma a far valere le proprie ragioni per ottenere l’annullamento della sanzione, o al massimo la quantificazione della sanzione stessa negli estremi termini minimi piuttosto che nelle somme spropositate, addebitate in molti casi ad aziende assolutamente incolpevoli.

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