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prezzi delle azioni gonfiati

È da lungo tempo che sosteniamo la battaglia di tanti azionisti che, anche grazie all’ausilio di professionisti specializzati nelle analisi finanziarie, hanno finalmente compreso il danno che alcuni istituti bancari gli hanno procurato indirizzandoli verso acquisti azionari altamente rischiosi.

La differenza di valore tra il prezzo effettivamente pagato per l’acquisto di quelle azioni – e dunque l’investimento fatto realizzare – e il minor prezzo al quale le stesse sarebbero dovute essere vendute (anche in considerazione del dissesto economico più o meno grave in cui versava la banca che le emetteva), rappresenta l’ennesima beffa subita dagli ignari risparmiatori, con buona pace dei loro portafogli.

Sul punto è intervenuta la Suprema Corte con la Sentenza 30 gennaio 2019 n. 2654, che ha accolto il ricorso di una società sottoscrittrice di azioni emesse a seguito di un aumento di capitale, offerte in borsa sulla scorta di un prospetto informativo recante una rappresentazione della situazione patrimoniale della società rivelatasi poi non veritiera.

La Suprema Corte ha cassato, con rinvio alla Corte di Appello, la sentenza impugnata, demandando all’accertamento peritale la determinazione del valore che le azioni avrebbero avuto sul mercato a fronte di una corretta informazione, conforme alla normativa di settore applicabile ratione temporis

La Cassazione muove da quanto già statuito da Cass. Civ. Sentenza 11 giugno 2010 n. 14056: “In presenza di un prospetto di offerta pubblica di sottoscrizione di azioni societarie che contenga informazioni fuorvianti in ordine alla situazione patrimoniale della società, l’emittente (nella specie l’istituto bancario) al quale le errate informazioni siano imputabili, anche solo a titolo di colpa, risponde a titolo di responsabilità precontrattuale ex articolo 1337 del Cc verso chi ha sottoscritto le azioni del danno subito per aver acquistato titoli di valore inferiore a quello che il prospetto avrebbe lasciato supporre, dovendosi presumere, in difetto di prova contraria, che la non veridicità del prospetto medesimo abbia influenzato le scelte d’investimento del sottoscrittore.” 

Per approfondire:

Sentenza 30 gennaio 2019 n. 2654

Cass. Civ. Sentenza 11 giugno 2010 n. 14056



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