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In tempi di crisi e di emergenza economica, al fine di supportare le PMI e gli imprenditori, fronteggiare l’impatto della crisi e sostenere la ripresa dell’attività produttiva, la società Noverim ha organizzato una sessione di confronto tra vari professionisti, per offrire soluzioni finanziario fiscali da adottare e le azioni di ripresa da mettere in atto.

L’evento, svoltosi giovedì 23 aprile ha offerto differenti punti di vista su tre ambiti in cui l’impatto del Covid – 19 produce conseguenze rilevanti per l’impresa e per l’imprenditore: Finanza, Fisco e Business.

Tra gli ospiti vi era anche l’avv. Massimo Melpignano, che ha illustrato le problematiche derivate dalla  situazione di emergenza che stiamo affrontando. A seguire l’intervista dell’incontro.

“Le misure economiche del governo hanno di fatto trascurato due aspetti dell’economia reale, forse non di immediata comprensione, ma strategici per molte aziende. Da un lato le conseguenze durante il periodo di emergenza  della scadenza dei titoli di credito e degli assegni con data “generosa” in circolazione. Dall’altro gli oneri per le aziende relativi a canoni di locazione e a contratti di fornitura già stipulati”.

“Sul primo aspetto, relativo ai titoli di credito e quindi anche agli assegni con data “generosa” effettivamente la normativa emergenziale è intervenuta solo con il decreto n. 23, attraverso un articolo (11) che ha creato una sorta di zona franca, tra il 9 marzo ed il 30 aprile, in cui sono sospesi i protesti, le segnalazioni al Cai, i famosi 60 giorni per il pagamento tardivo e tutti gli altri “danni collaterali”. Ovviamente non risolve il problema di chi ad esempio ha avuto un problema prima del 9 marzo e ad esempio l’8 marzo non pagato un assegno.

Sembrerebbe essere escluso da questo periodo di sospensione e quindi in un arco temporale in cui l’Italia è chiusa, per lui comunque decorrerebbero i 60 gg per il pagamento tardivo. Per questo mi è stato chiesto di scrivere un emendamento, e l’ho fatto volentieri, per fare chiarezza su tale aspetto ed estendere la sospensione a tutti. L’altro aspetto di cui non si è tenuto conto è che, secondi il legislatore emergenziale, dal 1 maggio (anzi dal 4 maggio primo giorno lavorativo utile) tutto tornerà ad essere come prima, incassi pagamenti ecc, e quindi 60 giorni saranno sufficienti per pagare in ritardo l’assegno. E’ evidente che serve anche una moratoria più lunga delle segnalazioni nelle banche dati pregiudizievoli.

Per i contratti, di locazione come di fornitura, nel decreto Cura Italia ci si è posti il problema con un articolo specifico (91) che ha invitato a considerare le misure di contenimento per  valutare l’inadempimento del debitore  (e quindi anche dell’inquilino) per l’impossibilità della prestazione e per il nesso di causalità (art. 1218 1223).   

In sostanza l’inquilino non potrà ritenersi legittimato a non pagare totalmente il canone se non ha potuto esercitare l’attività di vendita, perchè comunque l’immobile lo ha occupato quantomeno come deposito di beni e merci. Dall’altra parte il proprietario dovrà comprendere che l’automatismo di canone di locazione come rendita dovrà essere temporaneamente sospeso, perché per moltissime attività la ripresa non sarà immediata, integrale né a pieno regime. Lo stesso paragone possiamo traslare ai fornitori. Faccio presente che la norma utilizza il termina valutare, il chè non significa che necessariamente questa valutazione dovrà essere fatta dal Giudice, poiché possiamo mettere in campo anche il buonsenso”.

“Quali possono essere i piani di intervento di chi svolge consulenza alle imprese per evitare conseguenze pregiudizievoli?”

“Moltissimi: Un primo è di metodo. Ho notato che si tende a guardare ad una applicazione settoriale delle misure del Cura Italia e del decreto liquidità imprese. Invece è bene guardare in maniera organica alle misure ad esempio fiscali e dedicate alle imprese, che oltre alle moratorie possono offrire possibilità di accedere a nuovo credito a basso costo o posso consentire la ristrutturazione delle esposizioni a più lungo termine, grazie anche alle garanzie messe in campo dalla Stato o da chi per esso (Mcc e Sace). Un lavoro di squadra tra professionisti con competenze diverse è senz’altro auspicabile

Un secondo piano di intervento è proprio quello legato ai contratti di locazione di fornitura. La pandemia economica deve necessariamente condurre ad una rimodulazione non conflittuale dei rapporti in corso. Pensare che ad un nuovo scenario operativo ed economico di cui ancora dobbiamo conoscere gli effetti possano applicarsi le vecchie regole è una pia illusione. Né è pensabile di inondare i tribunali di cause per far valere diritti contrattuali per i quali ci saranno oggettive difficoltà o impossibilità ad adempiere.

Bisognerà dare corso ad una grande fare di rinegoziazione con clienti, fornitori, partner commerciali, per individuare soluzioni condivise nella prospettiva della salvaguardia del rapporto, spesso di lunga data, e rendere in un  paradigma economico nuovo, reciprocamente utile e vantaggiosa una rinegoziazione del rapporto commerciale“.

Guarda l’evento in streaming

 



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