Il Tribunale di Ancona, con provvedimento del 18 febbraio 2019, ha dichiarato immediatamente esecutivo – ex artt. 633 ss. c.p.c. – un decreto ingiuntivo depositato da un cliente per ottenere dalla Banca convenuta tutta la documentazione attinente a un rapporto di conto corrente intrattenuto con la Banca stessa.

Il Giudice di Ancona ha ingiunto alla Banca di consegnare la copia del contratto di apertura del conto corrente, eventuali contratti di affidamento e la copia degli estratti conto relativi al rapporto controverso, a partire dalla data di apertura dello stesso conto, risalente all’anno 1992 – non limitando, pertanto, l’ordine agli ultimi dieci anni, come invece sancito dall’art. 119 TUB.

Il diritto del cliente di ottenere copia della documentazione relativa al rapporto intrattenuto con la Banca risiede nell’art. 119 TUB, il cui comma 4 così stabilisce: “Il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione.”

Ebbene, la pronuncia del Giudice di Ancona, andando oltre i limiti di conservazione decennale della documentazione inerente i rapporti bancari, e alla luce dei generali doveri di correttezza, buona fede, trasparenza e diligenza qualificata che devono informare la condotta degli intermediari nei rapporti con i clienti, si colloca nel solco di quella “rilettura” dell’art. 119 TUB proposta recentemente da una dirompente Sentenza della Suprema Corte di Cassazione, n. 11554/2017, Estensore Dolmetta.

Frequente l’eccezione sollevata dalle banche, nei giudizi avviati da/o nei loro confronti, di non aver richiesto, prima dell’inizio del giudizio stesso, copia della documentazione inerente al rapporto tra il correntista e la banca.

Che l’art. 119, co. 4, TUB, non contempli alcuna limitazione che imponga l’esercizio di questo diritto alla fase anteriore all’avvio del giudizio può evincersi già dalla lettura della norma.

Questo escamotage, che per anni ha consentito alle banche di mascherare violazioni e inefficienze nei rapporti con la clientela, è stato scardinato dalla recentissima giurisprudenza della Suprema Corte, che sul punto ha stabilito che non solo “il potere del correntista di chiedere alla banca di fornire la documentazione relativa al rapporto di conto corrente tra gli stessi intervenuto può essere esercitato, ai sensi dell’art.119, co. 4, TUB, anche in corso di causa e attraverso qualunque mezzo si mostri idoneo allo scopo”, ma anche che “(…) non possa risultare corretta una soluzione che limiti l’esercizio di questo potere alla fase anteriore all’avvio del giudizio (…) ché una simile ricostruzione non risulta solo in netto contrasto con il tenore del testo di legge, che peraltro si manifesta inequivoco, ma in realtà tende a trasformare uno strumento di protezione del cliente in uno strumento di penalizzazione del medesimo”.

Frequente il malcostume delle banche di interpretare in modo distorto le norme: quello del comma quarto dell’art. 119 TUB ne rappresenta esempio emblematico.

Ma l’interpretazione spetta ai giudici, i quali oltretutto “sono soggetti soltanto alla Legge”!

Per approfondire:

Art. 119 Testo Unico Bancario

Cass. civ., Sez. I, n. 11554/2017

Decreto Ingiuntivo del Tribunale di Ancona, 18 febbraio 2019

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