società di revisione smascherate

Con un’inedita decisione che segna un cambiamento di rotta nella partita giocata dalle banche “salvate” nel 2015, per la prima volta un Tribunale condanna a risarcire il danno subito da un azionista di Banca Marche la società di revisione scelta dalla stessa banca per certificare i propri bilanci.

A occuparsi della vicenda la Sezione specializzata del Tribunale delle Imprese di Ancona che, con Sentenza n. 331 del 20 febbraio scorso, ha riconosciuto la responsabilità della società di revisione Pricewaterhouse nei confronti di un azionista che aveva sottoscritto, su invito della banca, un importante pacchetto di azioni ordinarie emesse dalla banca stessa.

La sottoscrizione era stata sollecitata appena qualche mese prima che la Banca d’Italia sciogliesse gli organi amministrativi e di controllo interno della banca, sottoponendo la stessa ad amministrazione straordinaria, con conseguente totale perdita di valore delle azioni.

Secondo il Tribunale la società di revisione è responsabile in quanto «l’offerta stessa è impossibile in assenza delle relazioni e delle valutazioni del revisore legale dei conti»; né, secondo il Giudice adito, il risparmiatore avrebbe potuto disinvestire già prima dell’iniziativa del Ministro delle Finanze di sciogliere gli organi della banca, atteso che «è evenienza del tutto ordinaria per gli investimenti in titoli azionari registrare perdite anche considerevoli e non disinvestire in attesa di una “ripresa” o di una “risalita” che diminuisca o assorba le perdite».

Mentre «non può dubitarsi che la realtà della crisi della banca – e dunque la non attendibilità delle informazioni contenute nel prospetto – è divenuta oggettiva e percepibile a chiunque solo con la “certificazione” da parte del Ministro dell’Economia, cioè della pubblica autorità».

Per cui secondo lo schema della responsabilità delineata dall’articolo 94 TUF «era onere della convenuta dimostrare di aver adottato ogni diligenza per assicurare la veridicità delle informazioni propalate al pubblico, mentre non compete all’attore dimostrare la falsità dei dati».

Il Tribunale ha inoltre rilevato che le attività di vigilanza esercitate da Banca d’Italia e Consob, chiamate anch’esse in giudizio dal risparmiatore, siccome non mirano a tutelare specifici interessi individuali ma l’interesse pubblico al corretto andamento del mercato, non rientrano nella sfera “civilistica” bensì sono appannaggio della giustizia amministrativa.

Con l’augurio che possa arrivarsi a pronunce di questo tipo anche nei confronti delle società di revisione che hanno relazionato e valutato le azioni emesse dalle banche del Sud sulla base dei loro bilanci, continueremo la nostra battaglia in favore dei risparmiatori per richiamare l’attenzione delle istituzioni, degli organi di vigilanza, dei media sul tema del risparmio tradito e, in particolare, sul tema delle azioni illiquide, nel rispetto dei principi enunciati dall’articolo 47 della Costituzione Italiana.

Per approfondire:

Tribunale delle Imprese di Ancona, Sentenza n. 331 del 20 febbraio 2019 (Parte 1Parte 2)

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