La Mifid 2 impone una regola fondamentale agli intermediari ed ai consulenti finanziari: CONOSCI IL TUO CLIENTE.

Per la verità tale regola era operativa già con la Mifid 1 ma la crisi che hanno interessato il settore bancario e finanziario negli ultimi anni hanno evidenziato, tra le altre, anche questa “disfunzione” nel rapporto tra clienti ed intermediari.

Cominciamo col capire cos’è la profilatura Mifid e di cosa si compone perché sì, potrebbe sembrare un semplice foglio compilatorio ma in realtà è un contenitore di informazioni importanti, sulla nostra CONOSCENZA ED ESPERIENZA, sulla nostra SITUAZIONE FINANZIARIA E CAPACITA’ DI SOPPORTARE LE PERDITE, sui nostri OBIETTIVI FINANZIARI: queste le tre sezioni di un questionario rappresentante la base di partenza di ogni rapporto e senza il quale le imprese NON POSSONO fornire ai loro clienti servizi di consulenza in materia di investimenti e di gestione di portafoglio né collocare prodotti.

Il primo step da affrontare nel momento in cui ci viene consigliato o pensiamo di investire in un determinato prodotto finanziario è chiederci se ci hanno profilato.

Le risposte al questionario, infatti, potrebbe cambiare le sorti delle nostre decisioni di investimento laddove diligentemente lette dal qualificato intermediario interlocutore.

NON CI HANNO SOTTOPOSTO IL QUESTIONARIO? Saremo noi a chiedere all’intermediario di farlo.
CI HANNO SOTTOPOSTO IL QUESTIONARIO MA TROPPO TEMPO PRIMA DELL’INVESTIMENTO? Saremo noi a chiedere all’intermediario di aggiornare le nostre informazioni.

Ma arriviamo nel vivo della compilazione con alcuni consigli operativi:
è importante fornire informazioni complete, accurate e veritiere;
è importante compilare il questionario concedendosi tutto il tempo necessario perché i nostri risparmi sono importanti e alle cose importanti vanno riconosciuti tempi importanti;
è importante compilare in prima persona il questionario o guardare con i propri occhi lo schermo dal quale il nostro interlocutore flegga le risposte che suggeriamo;
è importante capire che non stiamo sostenendo un esame universitario e che l’unica valutazione che il nostro interlocutore potrà darci riguarderà l’adeguatezza o meno dell’investimento proposto e/ consigliato.

Tra le informazioni preziose che l’intermediario deve reperire si evidenziano quelle su:
a) l’età del cliente (costituisce solitamente un’informazione importante di cui le imprese dovrebbero tenere conto al fine di valutare l’adeguatezza di un investimento);
b) lo stato civile (informazione che dà contezza della capacità giuridica del cliente di impegnare beni che possono appartenere anche al proprio partner);
c) lo stato di famiglia (le variazioni dello stato di famiglia di un cliente possono influire sulla sua situazione finanziaria, ad esempio la nascita di un figlio o la presenza di un figlio in età universitaria);
d) la situazione lavorativa (il fatto che un cliente perda il lavoro o sia prossimo al pensionamento può influire sulla sua situazione finanziaria o sui suoi obiettivi di investimento);
e) il fabbisogno di liquidità legato ad investimenti o impegni finanziari già in essere.

Se nessuna di queste domande ci viene sottoposta, il dubbio sulla veridicità e sulla attendibilità del profilo di rischio che l’intermediario ci andrà ad assegnare deve sorgere spontaneo!

Una riflessione andrebbe fatta anche al cospetto di domande sulla conoscenza di alcune tipologie di strumenti finanziari. Le domande potrebbero essere molteplici, innumerevoli, ma potrebbero lasciar fuori proprio lo specifico prodotto consigliato o che attenzioniamo e tanto altererebbe il risultato del profilo di rischio e dell’operazione stessa; dello specifico prodotto proposto o attenzionato, inoltre, l’intermediario dovrà domandarci – e quindi spiegarci – anche degli specifici rischi ad esso associati.

Attenzione anche alle domande sulla tolleranza al rischio e sulla capacità di sostenere le perdite che vi chiameranno a riflettere su una serie di fattori che includono, tra gli altri, la disponibilità patrimoniale, il reddito percepito oggi, quello atteso in futuro, le dinamiche familiare e non da ultimo su aspetti psicologici.

Prestare attenzione anche alle domande sull’orizzonte temporale: solo noi, infatti, sappiamo, quando potremmo avere necessità del denaro che investiamo o per quanto tempo potremmo non averne bisogno. Questo è un discrimine importante che non va confuso con gli obiettivi dell’investimento anche se i due profili molto spesso vengono confusi per la generica formulazione delle domande.

Da anni lo Studio Legale Melpignano difende i risparmiatori dalle eclatanti alterazioni delle profilature; scova le incongruenze tra le risposte date ai questionari e le indicazioni che ne hanno tratto gli intermediari; ricorda ai risparmiatori i loro diritti e doveri partendo dalla normativa che non tutti sono in grado comprendere e che negli anni è stata tradotta in moduli prestampati non rispondenti agli obiettivi avuti di mira dal Legislatore prima di Mifid 2 e con Mifid 2; ricorda che la fiducia è un bene prezioso che banche ed intermediari dovranno riconquistarsi anche con la modulistica per dimostrare di aver osservato la legge e di non assolvere agli obblighi conoscitivi ed informativi in modo meramente formalistico.

Per approfondire:

I rallentamenti della trasparenza: a un anno da MIFID II

Modifiche opportunistiche delle profilature MIFID: gli intermediari sotto la lente della Consob

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