modifiche profilature MIFID

È di qualche ora fa la notizia delle statistiche sulle decisioni di condanna dell’arbitro Consob relative alle cattive abitudini delle banche e degli intermediari finanziari nell’aggiustare le profilature Mifid dei loro clienti per renderle compatibili con i prodotti finanziari suggeriti e fatti acquistare.

Sono statistiche confortate dai nostri dati e dalla nostra esperienza sul campo, che ci dimostra quotidianamente che le regole sono scritte ma il sistema bancario e finanziario non fa altro che disattenderle o deviarle.

La scelta tra differenti opportunità di investimento è essenzialmente un problema di raccolta e di valutazione di informazioni: le valutazioni, come costantemente sosteniamo, molto spesso sono falsate perché viziato a monte è il processo di raccolta delle informazioni.

Nelle dinamiche della prestazione dei servizi di investimento, accanto al dovere degli intermediari di informare il cliente con riferimento allo specifico investimento proposto, si aggiunge il dovere degli stessi di conoscere il cliente: servono a questo scopo alcuni documenti la cui compilazione, auspicabilmente non meccanica, da parte degli intermediari rappresenta metaforicamente la concretizzazione di parte degli obblighi comportamentali cui gli stessi sono tenuti.

A evitare che diligenza, trasparenza, prudenza, conoscenza dell’investitore si risolvano in mere clausole di stile, il legislatore ha prescritto agli intermediari di profilare i clienti, attraverso alcune domande volte ad acquisire informazioni su:

  • conoscenza ed esperienza nel settore di investimento rilevante per il tipo di strumento o di servizio;
  • situazione finanziaria;
  • obiettivi di investimento.

Al termine del questionario, a seconda dalla tipologia di servizio che intendono fornire al cliente, gli intermediari devono effettuare le c.d. valutazioni di adeguatezza e di appropriatezza, prescritte dagli artt. 39, 40 e 41 della Del. Consob. n. 16190/2007.

Solo allora potranno correttamente collocare o consigliare un prodotto piuttosto che un altro.

Ora, questo percorso, così ben scadenzato e dettagliato, deraglia inspiegabilmente su binari oscuri e pericolosi.

Ci troviamo puntualmente al cospetto di compilazioni non solo meccaniche, ma addirittura opportunistiche, falsate, non veritiere, sopratutto sconfessate dai dati e dai fatti.

Il cliente novantenne che dichiara di avere un orizzonte temporale di lungo periodo negli investimenti; il diciottenne esperto di finanza; il cliente cui vengono poste accurate domande sulla conoscenza di innumerevoli strumenti finanziari a eccezione di quello che nei fatti gli si propone e colloca: sono solo alcuni degli eclatanti e sconcertanti “percorsi conoscitivi” che sfociano in opportunistiche valutazioni di adeguatezza e appropriatezza!

Sono tantissimi i casi che abbiamo segnalato agli organi di giustizia e di vigilanza, e tanti ancora quelli che segnaleremo fino a quando la prassi non ci mostrerà un’inversione di tendenza, auspicata e tradita da MIFID, tanto attesa con MIFID II.

Le regole sono scritte, ma il sistema stenta ancora a rispettarle: rimarremo in prima fila a combattere per i diritti dei risparmiatori!

Per approfondire:

I rallentamenti della trasparenza: a un anno da MIFID II

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