Decisione UE - Caso Tercas

Con una sentenza clamorosa, la magistratura comunitaria ha annunciato ieri di avere annullato una storica decisione della Commissione Europea che aveva qualificato l’intervento di sostegno del FITD in favore di Banca Tercas come «aiuto di Stato».

La sentenza del Tribunale UE sconfessa le decisioni della Commissione sui salvataggi bancari degli ultimi anni e dimostra che i risparmiatori italiani coinvolti nei crack di alcuni istituti sono stati le “cavie” inconsapevoli di decisioni sperimentali, erronee”, come meglio definite dalla magistratura comunitaria, che hanno cambiato la storia dei salvataggi bancari degli anni seguenti e che hanno sacrificato un bene costituzionalmente protetto come il risparmio.

Attese le gravi difficoltà di Banca Tercas, dall’anno 2012 in amministrazione straordinaria, per partecipare al deliberato aumento di capitale, nel 2014, Banca Popolare di Bari chiese al “Fondo interbancario per la tutela dei depositi” (FITD) un sostegno pari a circa 300 milioni di euro. Arriva il passaggio chiave della vicenda: questo sostegno, in prima battuta riconosciuto ed accordato, fu poco dopo bloccato da Bruxelles che si oppose ritenendo che quella operazione nascondessero surrettizi aiuto di Stato. Si chiese, così, alla banca di restituire al FITD l’aiuto, FITD che, a questo punto, istituì un meccanismo di intervento volontario per consentire alle banche aderenti di trasferire nuovamente capitale a Tercas per ricapitalizzarsi.

Questi i passaggi salienti di una vicenda e di una decisione, non propriamente a lieto fine, che ha condizionato il corso della storia delle crisi bancarie che ad essa sono seguite; che ha indotto le autorità italiane a cercare soluzioni alternative; che ha chiamato i risparmiatori a “condividere gli oneri” di crisi bancarie generate da gestioni e decisioni poco avvedute, se non proprio scellerate, a condividere gli effetti di una sperimentazione della direttiva “Bank Recovery and Resolution Directive”, c.d. BRRD sulle crisi bancarie.

Quella decisione, come detto, è stato il punto di partenza di un avvitamento che ha poi contribuito ad aggravare e a far degenerare la crisi di altre banche, da quelle venete a Monte dei Paschi di Siena per arrivare a Carige.

Secondo la magistratura comunitaria la decisione della Commissione deve essere annullata «in quanto quest’ultima ha erroneamente ritenuto che le misure a favore di Tercas presupponessero l’uso di risorse statali e fossero imputabili allo Stato». Questa decisione potrebbe fare giurisprudenza nel delicatissimo settore degli aiuti di stato al settore creditizio; se confermata in appello, potrebbe portare ad un ripensamento delle regole europee per la gestione delle crisi bancarie.

Nell’attesa, una delle tante in cui fluttuano i risparmi degli italiani, resta l’amara constatazione che la decisione della Direzione Concorrenza della Commissione Europea dei danni li ha già prodotti, gravissimi, al paese e agli italiani, ed un ripensamento delle regole europee per la gestione delle crisi bancarie è doveroso; nell’attesa, una delle tante in cui fluttuano i risparmi degli italiani, resta l’amara constatazione che le decisioni della Commissione Europea dei danni, gravissimi, li continua ancora a produrre, se sol si pensi alla palude in cui ristagna l’avvio del FIR istituito dalla legge di bilancio 2019, frenato anche dall’Europa che qualifica come aiuti di Stato i rimborsi indiscriminati senza il preventivo accertamento delle c.d. pratiche di misselling.

Nell’attesa, una delle tante in cui fluttuano i risparmi degli italiani, resta l’amara constatazione che tutto ciò sta logorando famiglie e imprese, oggi più che mai, burattini di una regolamentazione che ha tradotto in maniera raccapricciante gli intenti tanto cari al Legislatore europeo e nazionale di “evitare tensioni economiche e consolidare il settore creditizio nel Paese.

Per approfondire:

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Comunicato stampa Tribunale dell’Unione Europea 19 marzo 2019 n. 34

 

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