Leggo sabato 12 giugno su un quotidiano economico l’ennesimo annuncio di mancato adempimento a decisioni assunte dall’arbitro per le Controversie Finanziarie Consob. Anche questa volta a darne notizia è una Banca Popolare, la Banca Valconca, che opera tra Emilia e Marche.
L’ennesima banca piccola, ma grande nel suo territorio, che viene condannata a risarcire un risparmiatore, ma che non rispetta la decisione dell’arbitro Consob e si sottrae al risarcimento.

È solo l’ultimo caso di un elenco infinito di banca che utilizzano l’arbitro Consob a corrente alternata: è un organismo affidabile quando dà loro ragione, sbaglia quando invece a vincere sono i risparmiatori.
È un lungo e triste elenco quello delle banche inadempienti, che vede in cima la banca Popolare di Bari con ben 179 procedimenti persi e non ottemperati nel 2020. A seguire le altre.

In sostanze queste banche sono state condannate dall’arbitro Consob (ACF) a risarcire risparmiatori nei confronti dei quali queste stesse banche hanno determinato un danno, avendo violato gli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza. Insomma, i quattro pilastri su cui si fonda un corretto rapporto tra banca e risparmiatore.
All’appello di intermediari non rispettosi delle decisioni rispondono in molti: Banca Popolare Pugliese, dell’Alto Adige, di Sant’Angelo, e così via. Elenco lungo e triste.

Cosa si cela dietro questa storia?
Anzitutto tanti, tantissimi risparmiatori, piccoli piccolissimo ma anche no, che hanno riposto fiducia nella banca del territorio affidando i risparmi.

Segue una triste continuazione: le azioni della banca perdono valore, spesso quasi interamente, e diventano illiquide. Quindi alla perdita si aggiunge l’impossibilità di vendere i titoli.

Il risparmiatore ripone fiducia nell’Organo di Vigilanza Consob, che ha istituito l’arbitro ACF proprio come sistema alternativo alla classica causa, attiva il procedimento contro la banca, come peraltro suggerito dalla stessa banca nelle comunicazioni e sul sito Internet.

Sempre il risparmiatore attende un bel po’ di tempo, ben oltre quello indicato nel regolamento dell’arbitro Consob (chi scrive ha ottenuto provvedimenti favorevoli ai risparmiatori dopo oltre 18 mesi dall’attivazione del procedimento).
Sempre lo stesso risparmiatore vince il ricorso, si vede opporre dalla banca il rifiuto al risarcimento e quindi deve decidere se tenersi il torto o fare causa. Al danno, cioè la perdita dei risparmi, si aggiunge la beffa della fiducia, nuovamente malriposta nella banca che perde e non paga, e l’ulteriore beffa dopo all’incirca due anni di dover avviare un giudizio.

Il risparmiatore paga un prezzo molto alto: gli si chiede di riporre fiducia in un sistema alternativo alla Giustizia che le banche non rispettano; lo si tiene bloccato in sede di procedimento ACF per quasi due anni per poi sostanzialmente “condannarlo”, anche se ha vinto, all’avvio di un contenzioso in tribunale perché la banca non risarcisce.

Se questo è il prezzo che paga un consumatore (aggiungiamo ovviamente i costi per affrontare un giudizio, tra spese legali peritali e contributi unificati vari richiesti dallo Stato), quale è il prezzo che paga la banca? Come sempre le banche cascano in piedi: a loro spetta la cosiddetta “sanzione reputazionale”: pubblicare sulla pagina principale del proprio sito Internet e su due quotidiani nazionali la notizia che la banca non ottempera alla decisione.

Un sistema che non funziona, che illude i risparmiatori, che contribuisce alla perdita di credibilità delle istituzioni.

Da parte di molti si tenta di utilizzare il diluvio di denaro che arriverà grazie al PNRR anche per rendere più digitale l’arbitro Consob. Sarebbe bene rendere invece effettiva la decisione, ad esempio introducendo sanzioni a carico degli intermediari inadempienti che, non dimentichiamo, sono stati condannati per non aver rispettato le quattro gambe su cui deve reggersi il rapporto con i loro clienti-risparmiatori: diligenza, correttezza, informazione trasparenza. L’importo della sanzione dovrà essere pari almeno al doppio della somma al cui risarcimento sono state condannate dalla decisione dell’arbitro, decisione che non rispettano.

In questo modo si chiarirà una volta per tutte se l’ACF serve realmente oppure no anche alle banche, oltre che ai risparmiatori.

Avv. Massimo Melpignano
melpignano@studiomelpignano.it

Altre risorse utili per approfondire:

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