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Fideiussioni

Le fideiussioni (artt. 1936 e s.s. c.c.) possono rappresentare una trappola vera e propria.

Normalmente vengono rilasciate per ragioni d’affetto: il coniuge garantisce i debiti dell’altro, i genitori garantiscono i debiti dei figli, i nonni garantiscono i debiti dell’intera famiglia. Quello che chiede la banca è di apporre distrattamente una firma, per essere libera di mettere all’asta immobili e proprietà qualora il debito non venga ripagato.

Recentemente la Corte di Cassazione (Cass. civ., 20 Settembre 2017, n. 29810) ha riacceso le speranze dei cittadini: c’è un tipo particolare di fideiussione, diventata tristemente celebre con il nome di fideiussione Omnibus, che già nel 2005 fu ritenuta nulla dall’organo di vigilanza (provvedimento Banca d’Italia, 2 Maggio 2005, n. B423).

La Cassazione è ritornata su quello stesso tema e ha stabilito un principio molto importante: la nullità si applica anche alle fideiussioni sottoscritte prima del 2005, che in quanto nulle non possono spiegare effetti.

Le conseguenze sono rilevanti, soprattutto in quei procedimenti culminati col pignoramento della casa o dei beni che sono frutto di una vita di sacrifici e impegno. Per chiunque avesse approfittato di clausole abusive e inefficaci il colpo sarebbe durissimo: come procedere, quindi?

Da casa si devono effettuare poche e semplici operazioni:

1) Innanzitutto, rintracciare il contratto di fideiussione. In caso di smarrimento bisogna scrivere alla banca, o alle banche coinvolte, se ce n’è più di una.

2) Contattare successivamente la centrale rischi presso Banca d’Italia per richiedere una visura storica, in modo da risalire a tutte le fideiussioni prestate dalle origini ad oggi.

L’occasione è da cogliere, specie nei casi in cui il patrimonio sia stato aggredito per il semplice fatto di aver garantito il debito di una persona cara o di un socio d’affari.

L’invito, quindi, è di verificare se la clausola sottoscritta rientri nella casistica di quelle censurate dalla Cassazione.

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